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La Corte di Cassazione, con Sentenza dell’11 settembre 2020 (u.p. del 17 giugno 2020), n. 25922, dopo aver ricordato che il delitto di cui all’art. 10 quater d.lgs. 74/2000 si differenzia dai reati previsti agli artt. 10 bis e 10 ter del medesimo decreto in quanto connotato da un quid pluris che accoppia al disvalore di evento uno specifico disvalore di azione consistente nell’abusivo ricorso all’istituto della compensazione in materia tributaria da parte del contribuente, ritiene che nulla osti a che il contribuente, anche in sede penale, sottoponga questioni che attengano all’esistenza e spettanza del credito che devono essere oggetto di accertamento ai fini dell’art. 10 quater. In tale circostanza, secondo la Corte, «spetta all’imputato, il quale deve vincere la “presunzione” fiscale derivante dal meccanismo costruito di affidamento sulla correttezza del comportamento del contribuente, dimostrare che la compensazione sia corretta (…) a fronte della formulazione della norma e del suo meccanismo di funzionamento attraverso il rinvio alla norma extrapenale dell’art. 17 d.lgs. n. 241 del 1997, non è onere dell’Accusa entrare nel merito dell’accertamento della pretesa tributaria, piuttosto dell’imputato contestare la sussistenza dei presupposti del reato, offrendo elementi di giudizio per valutare la pretesa».