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Con la sentenza n. 43181 del 1° ottobre 2018, la Suprema Corte si è pronunciata in tema di dolo nel delitto di utilizzazione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti di cui all’art. 2 del d.lgs. n. 74/2000. Tale elemento soggettivo è ravvisabile nella consapevolezza, in chi utilizza il documento in dichiarazione, che colui che ha effettivamente reso la prestazione non ha provveduto alla fatturazione del corrispettivo versato dall’emittente, conseguendo in tal modo un indebito vantaggio fiscale in quanto l’IVA versata dall’utilizzatore della fattura non è stata pagata dall’esecutore della prestazione medesima. In proposito, la Corte ha altresì affermato che il principio di diritto tributario, in base al quale l’Ufficio è tenuto a provare che il contribuente sapeva (o avrebbe dovuto sapere) che l’operazione invocata a fondamento della detrazione si inseriva in una evasione commessa dal fornitore, non può essere automaticamente trasposto in sede penale, attesa l’autonomia fra i relativi procedimenti.