argomento: News del mese - Diritto Tributario
Articoli Correlati: fatture soggettivamente inesistenti - deducibilità costi
La Quinta Sezione Civile della Cassazione con la sentenza n. 32957 del 20 dicembre 2018 ha accolto il ricorso di una società affermando che il contribuente può dedurre i costi sostenuti con la consapevolezza che le fatture sono soggettivamente false. I supremi Giudici hanno osservato che l’accertata falsità delle operazioni non esclude la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette, perché “occorre tenere conto della modifica apportata alla disposizione di cui all’articolo 14, comma 4-bis, L. n. 537 del 1993 dall’art. 8, comma 1, D.L. n. 16 del 2012”, in forza della quale sono deducibili per l’acquirente dei beni i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti, inserite, o meno, in una frode c.d. carosello, per il solo fatto che essi sono sostenuti, anche per l’ipotesi che l’acquirente sia consapevole del carattere fraudolento delle operazioni, salvo che si tratti di costi che, a norma del T.U.I.R., siano in contrasto con i principi di effettività, inerenza, competenza, certezza, determinatezza o determinabilità (Cass. 24426 del 2013; Cass. nn. 13800 – 26461 - 1564 del 2014). La Suprema Corte, pertanto, ha affermato che, in applicazione della norma sopravvenuta, ai soggetti coinvolti in operazioni soggettivamente inesistenti non eÌ più contestabile la deducibilità dei costi, “in quanto i beni acquistati non sono stati utilizzati direttamente per commettere il reato, ma, nella maggior parte dei casi, per essere commercializzati e venduti, sicché non eÌ più sufficiente il coinvolgimento, anche consapevole, dell’acquirente in operazioni che siano fatturate da soggetto diverso dall’effettivo venditore perché non siano deducibili, ai fini delle imposte dirette, i costi relativi alle predette operazioni”.