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La Corte di Cassazione, con la Sentenza 23 giugno 2022, n. 24313, ha affermato che non sono sempre indistribuibili le riserve in conto capitale, dovendo essere verificato il livello della riserva legale. Di conseguenza, non risulta configurabile per le somme in esame il reato di appropriazione indebita. Nel caso de quo, il Tribunale del riesame confermava il sequestro preventivo di sei milioni e mezzo di euro poiché – secondo l’accusa – tale era la somma distratta da parte dell’amministratore di una società a responsabilità limitata da una riserva non distribuibile per evitare il fallimento di un’altra impresa. La Suprema Corte ha ricordato, in primo luogo, come debbano essere considerati versamenti in conto capitale quelli effettuati dal socio per aumentare il patrimonio netto della società. In tal caso, i soci eroganti non possono chiederne la restituzione fino allo scioglimento dell’impresa nei limiti dell’eventuale residuo attivo del bilancio di liquidazione. La Corte di Cassazione – in opposizione a quanto stabilito dal Tribunale del riesame – ha sottolineato, però, come in caso di saturazione della riserva legale gli apporti dei soci possano essere distribuiti nel corso della vita della società attraverso una delibera dell’assemblea ordinaria, con ripartizione delle relative somme in base a quanto versato da ciascuno. In conclusione, il Tribunale del riesame ha erroneamente omesso di considerare il livello della riserva legale.