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La Quarta Sezione penale della Suprema Corte, con sentenza n. 22628 del 10 giugno 2022 (ud. 13 aprile 2022), ha statuito che «in tema di infortuni sul lavoro, il conferimento da parte del datore di lavoro di una effettiva e specifica attività di consulenza nel settore della sicurezza, a soggetto con esperienza e specializzazione in esso, volta a integrare il bagaglio di conoscenze al fine precipuo di raggiungerne il livello adeguato alla gestione dello specifico rischio, implica la verifica dell’ampiezza e della specificità dell’oggetto della consulenza e, quindi, dell’eventuale particolare complessità della scelta degli specifici idonei dispositivi di protezione onde poter dedurre la conoscenza o la conoscibilità di questi ultimi da parte del datore di lavoro» (In applicazione del citato principio, la S.C. ha annullato la pronuncia di merito che, a fronte dell’eccezione difensiva circa l’affidamento, da parte del datore di lavoro, della «consulenza» in materia di sicurezza in favore di una ditta esterna, aveva omesso ogni valutazione circa l’effettività della consulenza, la professionalità del consulente e, quindi, in merito alla sua esperienza e specializzazione nel settore, oltre che in ordine all’ampiezza e alla specificità dell’oggetto della consulenza, in considerazione dell’eventuale complessità delle scelta tecniche sulle misure protettive da adottare, indispensabile per poter muove un giudizio in termini di rimproverabilità soggettiva del datore di lavoro).